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Domenico "Menitto" Carattino, una leggenda della vela Azzurra, compie 90 anni

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Menitto Carattino con i reali d Spagna

Ha compiuto ieri 90 anni una delle leggende della vela: Domenico “Menitto” Carattino, classe 1920, tesserato a soli dieci anni di età per il Varazze Club Nautico, olimpionico in Messico nel 1968 e tuttora uno dei grandi maestri della nautica varazzina, ha tagliato un altro traguardo. Questa volta a terra, ma senza aver mai perso il contatto con il mare.
Quello dei Carattino è un cognome che nell’ambiente della vela tutti conoscono. Giuseppe “Pino” e Antonio “Tonitto” Carattino presero parte alle Olimpiadi di Helsinki nel 1952, il cugino Domenico “Menitto” Carattino sfiorò la medaglia di bronzo ad Acapulco, nelle Olimpiadi messicane del 1968.
E ieri ha compiuto 90 anni, festeggiato dalla famiglia e dagli amici del Varazze Club Nautico. Un altro traguardo di prestigio, dopo tutti quelli che ha tagliato nella sua trentennale carriera. Artigiano del legno nel periodo d’oro dei Cantieri Baglietto, Carattino è stato protagonista della grande epopea della vela azzurra negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta. Quando l’istinto dello skipper era fondamentale per “leggere” in anticipo i salti di vento e azzeccare la mossa giusta in regata. Quando l’uomo contava più della tecnologia e le regate diventavano battaglie in mare aperto, cercando di spostare a proprio favore l’amicizia del dio Nettuno.
Così ogni sfida era ancora più intensa. E chi perdeva non solo doveva riflettere, capitava anche di piangere. «Posso ritenermi fortunato – commenta Menitto Carattino -, perché ho vinto molto. Ho preso parte a tantissime regate, spesso molto impegnative, sempre divertenti. L’unica volta che ho pianto in una regata è stato proprio alle Olimpiadi in Messico. Eravamo terzi nell’ultima prova e avevamo la medaglia di bronzo a portata di mano. Ma in una virata toccammo la boa con la fiancata. Un errore che ci fece scivolare al quinto posto. Quella boa, non me la dimenticherò mai».
La spedizione alle Olimpiadi messicane del 1968, fu comunque un successo. Se il bronzo nella classe “5.50” andò agli inglesi Aisher, Jardine e Anderson, l’equipaggio italiano conquistò il pubblico e, una volta tornato in patria, fu invitato a firmare una piastrella sul Muretto di Alassio. Due anni dopo il Coni assegnò al team di Carattino la medaglia di bronzo per meriti sportivi. Tra l’altro l’Olimpiade 1968 regalò al velista varazzino un’altra avventura. «Mentre gli equipaggi andarono in aereo – ricorda Carattino -, io ero stato designato dal Coni come “accompagnatore delle barche” italiane. Gli scafi, infatti, vennero spediti via mare in nave e un membro della squadra doveva fare il viaggio con le barche per sorvegliarle. Fui scelto io, quindi dovetti prendere la nave da Genova alla Gran Bretagna, per fare poi il salto fino ad Acapulco: un mese di viaggio per mare toccando l’Africa e attraversando il canale di Panama».
Il 1968 si rivelò un anno straordinario: il “Twins XIV”, la barca dell’armatore Max Oberti che prese parte alla sfida olimpica, vinse anche il Campionato italiano classe “5,50”. Un successo che si ripeté l’anno dopo, su “Manuela”, lo scafo di Beppe Croce. Ma, sempre a bordo del “Twins” conquistò la Coppa Italia per tre anni di seguito (1957, 1958 e 1959) e la coppa “Vecchio-Nuovo Mondo” nel 1961 e nel 1963.
Negli anni Cinquanta non erano mancati altri successi di prestigio: la vittoria della Giraglia a bordo del “Mait II” nel 1956, barca con la quale conquistò anche il posto nella Fastnet l’anno seguente. Un’esperienza infinita, quella di Carattino, iniziata fin da bambino, quando ad appena 12 anni cominciò a gareggiare nelle classi “Lupa” e “Argus”, per poi passare ai più impegnativi  “4.50”, “5.50 Nazionali”, “Flying Dutchman”, “Stelle”, “5.50 m. S.I.” e “6 metri S.I.”.

di Giovanni Vaccaro

 

nella foto Menitto Carattino con i reali del Belgio, dagli archivi del Varazze Club Nautico



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