Trasparenza stili sportivi

Si infrange sull'Irlanda il sogno azzurro

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Earl si tuffa per l'ultima meta dell'Irlanda

Trenta, diciamo trentacinque minuti alla pari con l'Irlanda. Alla pari nel punteggio in quanto i verdi non trovano mete, ma solo punti su punizione e gli azzurri hanno a loro volta punti dal piede di Mirco Bergamasco. Il punteggio però non rispecchia i valori in campo perchè l'Irlanda è più forte sotto ogni punto di vista. Senza tecnicismi, si potrebbe riassumere il primo tempo con questa frase: l'Irlanda è pericolosa, l'Italia è fallosa. E' vero che O' Driscol e compagni sono molto esperti nell'arte di provocare, ma è anche vero che Castrogiovanni e colleghi non sono vergini al ballo delle debuttanti ed ormai frequentano da molti anni palcoscenici importanti. Certo il vichingo degli azzurri purtroppo deve lasciare il campo alla fine del primo tempo e questo sicuramente inciderà in maniera negativa sul rendimento degli azzurri, il palo di Bergamasco su punizione è sicuramente un elogio alla sfortuna, tuttavia non si può negare che il 9-6 con cui termina il primo tempo sia in realtà un risultato che tiene i ragazzi di Mallett in partita oltre i loro meriti.

Ed infatti la ripresa è un tracollo. Pochi minuti e l'ennesimo fallo azzurro, questa volta del solitamente corretto Parisse, concede tre punti ad O'Gara ed il là alla futa irish. La domanda che sorge spontanea è se il problema azzurro sia l'indisciplina come sottolineano molti commentatori o la frustrazione di chi è stato convinto per settimane di essere all'altezza di un match, e poi scopre che gli avversari sono cresciuti più di lui.

Quando arriva la meta di O'Driscol, costruita sul gioco in velocità, che esplode dopo aver assorbito in un'area del campo tutte le nostre terze linee, è chiaro che l'Italia ha alzato mentalmente bandiera bianca. La difesa, già criticata in passato per le scelte tecniche di Mallett, diventa ancora più vulnerabile perchè completamente statica. Uno steccato davanti ad un uragano.

Così, mentre gli Irlandesi dilagano, gli azzurri invece crescono solo nel computo dei palloni sfuggiti dalle mani, dei falli e delle proteste. A poco più di 25 minuti dalla fine, cominciamo a sbagliare anche le touch, i passaggi all'indietro. Crescono i falli di reazione ed arrivano altre mete ed altre punizioni è 6-29, è il tracollo.

L'Irlanda svuota la panchina. Il risultato è al sicuro ed è meglio non rischiare l'incolumità di alcuni giocatori; i quarti incombono. L'immagine di Sergio Parisse che esce con la fronte sanguinante è la miglior metafora di una nazionale azzurra che ha sbattuto la testa con tenacia e spirito di sacrificio, contro un muro impossibile da scavalcare e da abbattere.

Anche le riserve in bianco-verde realizzano una meta ad un minuto dalla fine e Saxton, sostituto di O'Gara, chiude con il calcio addizionale per il definitivo 36-6. Il Rugby come la matematica, non è un opinione. L'Italia aveva perso 32-6 dall'Australia. Questa Irlanda, forse tra le più forti di sempre, aveva battuto l'Irlanda 15-6, difficile immaginare veramente di poter vincere, forse più facile essere consapevoli di poter restare in un gap simile a quello della partita contro gli Aussie ed infatti è  andata così.

L'Italia ha giocato male. Lontana dal proprio meglio, lontana dal proprio livello medio. Mille le ragioni possibili, ma un'unica realtà: l'Irlanda è ancora più forte di noi. Le prime otto nazionali al mondo sono alla nostra portata, ma non ci siamo ancora. Gli allievi devono ancora raggiungere i maestri.

di Roberto Galletti

 

nella foto Earl si lancia per l'ultima meta, da www.rugbyworldcup.com



Condividi questo articolo
Commenti (0)
I tuoi dettagli:
:
[b] [i] [u] [url] [quote] [code] [img]   
:angry::0:confused::cheer:B):evil::silly::dry::lol::kiss::D:pinch:
:(:shock::X:side::):P:unsure::woohoo::huh::whistle:;):s
:!::?::idea::arrow:
Security
Inserisci il codice anti-spam che vedi nell'immagine.