L'Europa dei fratelli Molinari vince la 38ª Ryder Cup
La squadra europea ha vinto la 38ª edizione della Ryder Cup superando per 14,5 a 13,5 la formazione degli Stati Uniti sul percorso del Twenty Ten Course del Celtic Manor Resort, a Newport in Galles. E’ stato un finale molto sofferto per il team affidato allo scozzese Colin Montgomerie, perché nei 12 singoli gli statunitensi, guidati da Corey Pavin, hanno espresso la superiorità che era loro accreditata (parziale di 7-5) e che, comunque, è quasi una costante fissa della Ryder Cup. L’eroe della giornata è stato l’irlandese Graeme McDowell, sul quale è gravato l’esito del torneo, dopo che il mezzo punto ottenuto da Edoardo Molinari contro Rickie Fowler aveva creato le premesse per arrivare a quei 14,5 punti necessari, perché nel caso in cui il punteggio fosse stato di 14 pari il trofeo sarebbe rimasto agli Stati Uniti, essendo i detentori.
Gli altri 3,5 punti erano venuti per le vittorie di un grande Ian Poulter (5/4 su Matt Kuchar), di Luke Donald (1 up su Jim Furyk) e di Miguel Angel Jimenez (4/3 su Bubba Watson) e per il pareggio raggiunto in extremis da Rory McIlroy con Stewart Cink. Quanto a Edoardo Molinari sembrava aver praticamente ottenuto il punto perché era avanti 3 up con tre buche da giocare, ma doveva subire il veemente ritorno di Fowler, che infilava tre birdie di fila. Aveva poco di rimproverarsi Edoardo, ma l’esito portava ancor più pressione su McDowell, in vantaggio su Hunter Mahan, al quale veniva a mancare la chance di poter anche pareggiare il match. Ma evidentemente non si vince un US Open se non si hanno i nervi d’acciaio e se, soprattutto, non si è campioni veri. L’irlandese conteneva il ritorno di Mahan, che ovviamente era sotto pressione anche lui per gli stessi motivi dell’avversario, ma la caratura diversa dei due contendenti veniva evidenziata dai due episodi determinanti: alla 16 McDowell imbucava un putt per il birdie del 2 up dopo una buca non proprio facile, mentre l’americano vanificava il suo tentativo di recupero alla 17 con una flappa.
I fratelli Molinari sono stati entrambi in campo in tre incontri ottenendo un pari in doppio e uno in singolo. Sono stati, però, due mezzi punti importanti perché quello raccolto dai due torinesi nel fourball con l’ultimo putt alla buca 18 contro Cink e Kuchar ha permesso alla squadra continentale di affrontare il giro finale con tre punti di vantaggio, anziché due che, conti alla mano, sarebbero stati insufficienti. E anche il pari di Edoardo non è stato da meno, perché senza di esso la vittoria di McDowell, come accennato sopra, sarebbe stata inutile. Certo, la rimonta di Fowler gli ha sicuramente lasciato l’amaro in bocca, ma nella Ryder Cup alla fine conta cosa fa complessivamente il team. E l’Europa ha vinto. Naturalmente con una sottolineature in più per McDowell.
Resta incontrovertibile che la prima Ryder Cup dei fratelli Molinari si è risolta con una vittoria sul campo, ma anche con un successo mediatico ben oltre ogni aspettativa, naturalmente sia per loro che per il golf italiano, oltre ad essere stati tra i beniamini del pubblico che, dopo averli sostenuti con grande passione lungo il percorso, ha tributato loro una autentica ovazione durante premiazione.
Nella giornata finale Montgomerie ha messo i giocatori che riteneva più forti nelle prime partenze (nell’ordine Westwood, McIlroy, Donald, Kaymer e Poulter), per cercare di cogliere subito punti importanti o magari di chiudere il match, ma non ha trascurato la coda, completando lo schieramento con Harrington e McDowell per cautelarsi in caso di rimonta americana. La prima parte del piano non è andata bene, poiché sono mancati i punti che si attendeva da Westwood (sconfitto per 2/1 da Steve Stricker), che fino a quel momento era stato il vero trascinatore e quasi un capitano sul campo, e da Martin Kaymer (6/4 da Dustin Johnson) apparso incredibilmente impacciato. Nel frattempo il tabellone, che sulle prime era estremamente favorevole agli europei, si è rapidamente colorato del rosso dei colori statunitensi. A dare vigore alle speranze di Montgomerie e dei suoi è arrivato il successo, forse un po’ di inatteso, di un ottimo Miguel Angel Jimenez (4/3 su Bubba Watson), mentre perdeva Ross Fisher (3/2 da Jeff Overton).
La rimonta americana, però, prendeva corpo anche per la riscossa di Tiger Woods e di Phil Mickelson, che non avevano pienamente soddisfatto nei doppi. Il numero uno mondiale ha offerto contro Francesco Molinari il golf stellare a cui aveva abituato prima di essere travolto dalle vicende familiari. Basta un dato: il torinese ha chiuso le quindici buche giocate ben quattro colpi sotto par, uno score con il quale si può spesso vincere in match play, ma nulla ha potuto contro il “meno 9” di Woods che ha messo a segno putt lunghissimi e persino un colpo dalla distanza per un eagle alla buca 10. E’ stato 4/3 per Tiger che dopo tre buche era 2 down, perché Molinari era stato impeccabile. Mickelson, del tutto insufficiente nel doppi (tre sconfitte) è partito come una furia e ha travolto Peter Hanson praticamente nelle prime quattro buche. Zach Johnson (3/2 su Padraig Harrington) ha portato le sorti del match sul 13,5 pari e la palla è passata a McDowell e a Mahan, che probabilmente non si aspettavano di dover disputare quel finale.
In entrambi i team tutti i giocatori hanno portato punti alla causa. Tra gli europei hanno colto tre punti Ian Poulter e Luke Donald (3 vittorie, una sconfitta) e ne hanno portati 2,5 Martin Kaymer, che però è stato piuttosto altalenante, Graeme McDowell e Lee Westwood (per tutti due vittorie, un pari e una sconfitta). Due punti per Rory McIlroy, Ross Fisher, Miguel Angel Jimenez e Padraig Harrington, uno per Peter Hanson ed Edoardo Molinari e mezzo per Francesco Molinari. Nessuno è rimasto imbattuto.
Tra gli statunitensi hanno raccolto tre punti Steve Stricker, che è stato tra i più positivi, e Tiger Woods, malgrado i doppi sotto tono (tre vittorie e una sconfitta per entrambi). Ne ha ottenuti 2,5 Stewart Cink (un successo e tre pari), che è stato l’unico giocatore senza sconfitte dei due schieramenti e sicuramente tra i migliori. Due punti per Matt Kuchar, Jeff Overton e Zach Johnson, uno per Phil Mickelson, Dustin Johnson, Rickie Fowler, Hunter Mahan e Bubba Watson, mezzo per Jim Furyk, apparso sotto tono dopo la sbornia di dollari vinti la settimana prima nella FedEx Cup (11.350.000 dollari in un solo giorno).
Quanto ai capitani, a Colin Montgomerie si può fare solo l’appunto di aver concesso una wild card ad Harrington, da tempo fuori condizione, ma non si può indovinare proprio tutto, mentre è stato ottimo stratega nelle scelte sul campo. Si è molto commosso alla premiazione dichiarando con la Ryder Cup tra le mani: “Questo è il momento più bello della mia carriera golfistica”. Corey Pavin ha pagato soprattutto la scarsa condizione dei suoi migliori elementi.
Nel bilancio complessivo gli statunitensi hanno riportato il trofeo 26 volte (25 successi e un pari da detentori) contro le 12 dell’Europa (11 vittorie e un pari da detentrice), ma negli ultimi otto incontri i continentali si sono imposti per sei volte.
da Ufficio Stampa Federazione Italiana Golf
nella foto la squadra europea con il trofeo, di Getty Images, da www.rydercup.com
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