Trasparenza stili sportivi

Contador squalificato per doping, dopo 18 mesi.

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Alberto Contador sul podio del tour 2010

E' sempre valido il vecchio adagio: l'erba del vicino è sempre più verde. Sottolinea un certo grado di invidia italica verso gli stranieri, sempre più bravi di noi, più veloci di noi, più intelligenti, più onesti... in quest'ultimo caso, anche più lenti. Il tribunale del TAS (Tribunale Arbitrale Sportivo) di Losanna ha avuto bisogno di 18 mesi per pronunciarsi sull'accusa di doping ad Alberto Contador, tempi da fare invidia, appunto, ai nostri tribunali.

Ma la vera notizia non è certo il fatto che il TAS se la sia presa tanto comoda, quanto la condanna a due anni per doping inflitta al corridore iberico che decorre da Agosto 2010 e terminerà ai primi di Agosto di quest'anno. Una vera frustata a Contador che in questo modo viene privato della possibilità di partecipare al Tour 2012 (si dice che fosse stato disegnato per lui) ed alle Olimpiadi di Londra. Non solo. Ma essendo la condanna retroattiva, Contador deve rinunciare anche alla vittoria del Tour incriminato, quello del 2010 appunto, vittoria che passa al secondo classificato, il lussemburghese Andy Schleck, ed al Giro 2011 che viene quindi vinto a tavolino dall'italiano Scarponi.

Ben fatto! Viene da pensare immediatamente. Avrebbero potuto essere leggermente più celeri, ma quel che è giusto è giusto e quindi, se colpevolezza c'è, che la punizione cada ineluttabile sulla testa del reo.

Tuttavia, senza voler trovare scusanti al colpevole Contador, ci sono almeno due aspetti che andrebbero considerati, valutati e verso i quali UCI, WADA, TAS, CIO, qualcuno, dovrebbe provare a prendere dei provvedimenti.

Il primo aspetto da prendere in esame è la mancanza di uniformità di giudizio a livello di Federazioni nazionali. I 18 mesi si sono resi necessari anche perchè l'intervento del TAS è arrivato a fronte del ricorso fatto dalla WADA e dall'UCI contro la Federazione spagnola che era stata molto magnanima (complice) verso il proprio tesserato. Assolto, con formula piena, vittima di una disattenzione e di una bistecca malandrina. Ora che il TAS si è espresso, anche se Contador farà a sua volta ricorso, l'UCI dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di intervenire contro la Federazione spagnola perchè se si intraprende una lotta contro il doping o questa viene fatta da tutti i soggetti in egual misura oppure è una farsa che non giova a nessuno.

Il secondo aspetto riguarda il doping stesso. Contador dopato, possibile che qualcuno si sorprenda ancora? Contador a differenza degli altri corridori non è un dopato, ma uno "sfigato" (il termine è stato reso utilizzabile, sdoganato, da un vice-ministro del governo Monti), i test lo hanno colto in flagranza di reato, mentre gli altri avevano già metabolizzato, avevano già espulso le sostanze rivelanti, insomma erano riusciti a farla al controllo. Questa è la verità. Basso, Pantani, Contador, Ulrich, De Luca, Riccò, Riis, non sono dei "vili" sono dei normali corridori, colti con il doping ancora nel sangue o nelle urine.

Il ciclismo non è uno sport pulito, ma a certi livelli ci chiediamo quale sport lo sia veramente, il ciclismo è uno sport masochista. Si autodistrugge per darsi una parvenza di onestà, ma poi l'onestà non c'è. Così crollano i campioni, uno dietro l'altro. Così ogni anno si resta delusi per aver esultato ed esaltato un atleta che poi, si scopre aver fatto uso di metodi chimici ed illeciti.

Oggi, sono tutti dispiaciuti per Contador, compresi coloro che hanno vinto a tavolino Tour e Giro, perchè sanno che quella del doping è una ruota che gira, oggi è uscito il nome dello spagnolo, domani potrebbe essere il loro. Si può andare avanti così, oppure si può trovare qualche soluzione alternativa. Per esempio i ciclisti professionisti potrebbero cominciare smettendo di sbandierare la loro estraneità al doping e riconoscendo che ne fanno uso tutti, sotto stretto controllo medico. Sarebbe sicuramente più costruttivo. Si potrebbe anche pensare di liberalizzarlo a certi livelli, controllando invece chi si dopa "fai da te".

Sicuramente questo continuo stillicidio di campioni non serve a nessuno, men che meno al ciclismo.

di Roberto Galletti

 

nella foto Alberto Contador, da www.cyclingnews.com



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