Cadel Evans re del Tour de France 2011
Lunedì 25 Luglio 2011 21:07

Il primo australiano a vincere il Tour de France è Cadel Evans. Più volte vicino alla vittoria negli scorsi anni, quest'anno il fuoriclasse della BMC ha finalmente coronato il sogno, con una condotta di gara durante le tre settimane, vicina alla perfezione. Più completo dei fratelli Schleck, più in forma, nonostante i suoi 34 anni, del vincitore del giro, Alberto Contador. Lontanissimo dagli italiani Cunego e Basso, di quanto? Beh, ben entrambe oltre i sei minuti.
Naturalmente non mancherà chi farà presente che se Contador avesse saputo di poter fare il Tour, forse avrebbe gestito diversamente la sua stagione e, ancora forse, avrebbe scelto il Tour invece del Giro, lasciando a Cadel solo il secondo posto. Ma queste sono congetture, sensate, ma comunque congetture.
Cadel Evans ha vinto rispondendo con intelligenza agli attacchi in montagna dei fratelli lussemburghesi della Lepoard ed ai tentativi di recupero di Alberto Contador, senza andare oltre le sue possibilità e senza lasciare troppo margine agli avversari, ma tenendoli a distanza di sicurezza, ovvero a distanza di cronometro.
Proprio nell'ultima tappa contro il tempo, l'australiano ha attaccato, sfruttando al meglio le sue doti di cronoman e le gambe dure di coloro i quali avevano invece cercato in montagna, sulle Alpi, la strada per Parigi.
Invece questo è stato un Tour strano, caratterizzato da due settimane di elettrocardiogramma piatto, con un francese, antipatico quanto coriaceo a portare la maglia gialla, mentre i veri contendenti si controllavano a vicenda. Poi con le Alpi davanti, è esplosa la furia spagnola, con Sanchez e Contador lanciati in attacchi improvvisi, fulminanti, a volte disperati. A questi attacchi, spettacolari, attesi dal pubblico e dagli organizzatori come la pioggia nel Sahara, hanno risposto Andy e Franck Schleck, trasformando il Tour in una vera battaglia per la gioia di tutti.
Evans ha controllato, non si è fatto lasciare indietro, ma non ha nemmeno bruciato tutte le energie per rispondere a tutte le accelerazioni. E questo alla fine ha pagato. A Grenoble, lui era il più fresco, non ha vinto, ma ha indossato all'ultima tappa utile la maglia gialla. L'ha indossata quando serviva.
Gli italiani? Deludenti. In generale, come squadre, come singoli, nessun sussulto. Petacchi in ombra, i gregari persi nel grigiore assoluto. Difficilmente inseriti nelle fughe, quasi mai all'attacco. Ci si aspettava un Tour da protagonista da Ivan Basso, invece il varesino della Liquigas-doimo è arrivato alle montagne senza gambe, sempre in difficoltà rispetto ai veri protagonisti. Nessuno ha veramente attaccato sui Pirenei e Basso sembrava tenere il ritmo dei più forti, poi quando i leader hanno messo in campo le loro carte, il distacco è cresciuto. Meglio Damiano Cunego, sesto alla fine davanti allo stesso Basso. Ma meglio solo perchè da lui non ci si aspettava molto ed invece è arrivato un Tour sulla coda dei grandi. Da qui ad esaltarsi per le tre settimane del veneto però ce ne passa.
Cala così il sipario sulla corsa ciclistica più importante del mondo, adesso non resta che aspettare l'intervento dell'antidoping, poi tra qualche mese confermeremo i giudizi.
di Roberto Galletti
nella foto Cadel Evans in giallo, di Sirotti, da www.bmc-racing.com
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