Trasparenza stili sportivi

Prima il dovere, poi il piacere

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Fest Sain Louis dopo la vittoria in gara 7

Prima il dovere, poi il piacere è un vecchio adagio, ricordato spesso in tanti ambiti, ma che calza a pennello per l'Editoriale di questa settimana. Prima di tutto è necessario assolvere il dovere di scusarci con tutti gli appassionati di Baseball per l'increscioso inconveniente che ha impedito ad Arena Sportiva di pubblicare la diretta on-line della finalissima, (come altro definire una Gara 7) delle World Series. Nonostante l'impegno profuso dal nostro valoroso inviato negli States, Daniele Mattioli, il clima e la tecnologia, hanno avuto la meglio e la diretta non è potuta andare in onda. Non ci resta che scusarci. Rimandare al sito grandeslam.net per tutti i dettagli sulla vittoria dei Saint Louis Cardinals ed impegnarci perchè gli imprevisti non impediscano di fornire il servizio che ci piace regalare agli appassionati di sport.

Restiamo nell'ambito "dovere" per parlare di Formula 1. Lo ammettiamo, ormai la Formula 1 è un dovere, malsopportato. Il campionato non ha più niente da dire. Vettel e la Red Bull hanno dominato e continuano a farlo anche adesso. Il Gran Premio in India ha solo confermato che la Formula 1 ha bisogno di nuovi spazi per sopravvivere, nuovi mercati, dove possa attirare folle anche solo come semplice show, una sorta di Holiday on ice. Lo show del brivido, degli auto-scontri (Massa ed Hamilton stanno dando il loro meglio per la causa) della velocità, delle paddock girls. Ma di sportivo, veramente poco.

E ancora, riteniamo un "dovere" criticare, anzi, biasimare, lo show che si è creato intorno al funerale di Marco Simoncelli. Abbiamo parlato del pilota, delle gare, della sua grinta, abbiamo ricordato la morte come uno dei momenti più tristi di questo anno di sport, ma non possiamo che prendere posizione contro le dirette on-line dei funerali, contro lo show dei tifosi, contro il rumore dei media. Noi siamo per il minuto di silenzio. Lo sport è sempre stato capace di ricordare così e noi vogliamo ancora farlo.

Poi, finalmente, il piacere. Quello dello sport giocato. Quello della velocità vera, sorprendente, spettacolare di un disco che scivola sul ghiaccio inseguito da maestri dell'equilibrio, a Cortina d'Ampezzo, come a Bolzano a Pontebba, a Torre Pellice, per il campionato di Serie A di Hockey su ghiaccio. Lo spettacolo del Basket e della Pallavolo che sia a livello maschile che femminile, sono entrati nel vivo, mettendo in mostra tornei di buon livello, oltre che equilibrati. I dominatori dello scorso anno: Montepaschi Siena, Itas Diaec Trento, Foppapedretti Bergamo, Cras Taranto, sono ancora lì, ma diverse sono le compagini che mirano a scalzarli dal trono. Lo stesso dicasi per la pallanuoto o la pallamano ed il rugby, anche se questa settimana lasciati da parte.

Chiudiamo con una considerazione meno piacevole, anche se, ancora nell'ambito del commento sportivo. Ad Istanbul si sono giocati i Masters femminili. Li ha vinti, con merito, la giocatrice del momento, la ceca Kvitova. Nessuna italiana quest'anno. Francesca Schiavone nel corso della stagione è uscita dalle prime 8 e poi dalle prime 10 del ranking, Flavia Pennetta è risalita, ma resta lontana dalle migliori. Insomma dopo un 2010 magico, il tennis azzurro-rosa è tornato al suo ruolo di comprimario.

Spiegazioni? In primis, la carta di identità. Tra Francesca Schiavone e Petra Kvitova ci sono quasi 10 anni. Francesca è arrivata in alto tardi e, naturalmente, non ha potuto reggere più di tanto l'incalzare delle nuove bombardiere dell'est. Giovani, forti e, talentuose. Francesca e Flavia hanno portato in questi ultimi anni il tennis azzurro dove solo chi aveva visto giocare Panatta, poteva ricordare. Si parla del lontano 1976. Trentacinque anni di oblio. Adesso Francesca e Flavia, lasceranno piano piano il passo, speriamo che non si debbano aspettare altri 35 anni per vedere un italiano ai Masters.

di Roberto Galletti

 

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