Trasparenza stili sportivi

Dopo quasi 48 ore, il pensiero torna sempre a Marco Simoncelli

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Marco simoncelli alza le mani al cielo in segno di vittoria

Non conoscevamo Marco Simoncelli personalmente. Lo vedevamo correre, lo sentivamo parlare nelle interviste, abbiamo preso le sue parti nell'estate delle polemiche scatenate da Lorenzo e Pedrosa per il suo modo aggressivo ed irruento di scendere in pista. Quando si scrive spesso di qualcuno, il personaggio diventa famigliare, si instaura una sorta di legame virtuale, unidirezionale, ma sensibile, che fa sì che la sua improvvisa scomparsa tocchi molto da vicino le corde del cuore. Ancor di più se il personaggio in questione suscitava una simpatia istintiva, per la sua semplicità ed allegria contrapposte al talento smisurato riconosciutogli dagli addetti ai lavori.

Non torneremo sulla dinamica dell'incidente. Nemmeno sulle polemiche relative alla tecnologia: elettronica, gomme, tute, caschi. Inutile in questa sede commentare su aspetti non perfettamente conosciuti. Utile invece che, chi di dovere, cerchi di capire come migliorare tutti questi dettagli per rendere lo sport sempre più intrinsecamente sicuro, ed allo stesso tempo spettacolare. Giusto che i tecnici verifichino le eventuali responsabilità del mezzo, senza limitarsi a puntare il dito sulla fatalità. La responsabilità evidente del caso, o della sfortuna se si preferisce, non deve impedire di approfondire analisi e studi su tutte le componenti del binomio moto-pilota.

Noi in queste righe vogliamo solo unirci a coloro che in questi giorni hanno espresso il cordoglio alla famiglia, alla squadra, agli amici, ai tifosi. E nel farlo, vogliamo anche stringerci intorno a Valentino Rossi e, soprattutto, a Colin Edwards, perchè tutti sono pronti a santificare (giustamente) la vittima, ma in pochi, in queste ore, sono sembrati domandarsi come vivranno Edwards e Rossi, che per tutta la vita, per quanto assolutamente innocenti, non potranno non avere nel cuore e nella mente l'immagine del corpo di Supersic che passa tra le loro moto.

A loro, soprattutto all'americano della scuderia Yamaha Tech3, va il nostro pensiero, perchè anche loro, per quanto nessuno lo dica, dovranno convivere per tutta la vita col dolore.

La corsa non-corsa di Sepang, ha tolto inevitabilmente luce al resto della settimana sportiva. E così questo editoriale, non può che chiudersi senza aggiungere altro. Senza link, citazioni, riferimenti agli altri eventi. In Italia tutto lo sport ha ricordato Simoncelli con un minuto di silenzio. Noi lo ricorderemo fermandoci qui. Almeno per oggi.

di Roberto Galletti

 

nella foto SuperSic felice e vincente.

Commenti (0)
I tuoi dettagli:
:
[b] [i] [u] [url] [quote] [code] [img]   
:angry::0:confused::cheer:B):evil::silly::dry::lol::kiss::D:pinch:
:(:shock::X:side::):P:unsure::woohoo::huh::whistle:;):s
:!::?::idea::arrow:
Security
Inserisci il codice anti-spam che vedi nell'immagine.